Fiera di Sinigaglia: Milano non ama la sua storia

Lettera al Corriere della Sera

Gentile Redazione,

che ne è stato del meraviglioso marché au puces che era la Fiera di Sinigallia dove da ragazzina trovavo i primi Levi's, le magliette americane e poi, crescendo, qualche affare di modernariato, libri usati di buona levatura e "giallonzi" a poco prezzo? Spesso il sabato era un modo per passare il tempo, curiosare qua e là e permettersi qualche piccola spesa, ma anche guadagnar qualcosa rivendendo invece che buttando.

La Fiera ha storia che risale all'800, prima come corte dei miracoli, dove i derelitti potevano trovar stracci e suppellettili sgangherate, per risalire nel tempo in dignità fino a meritarsi l'esenzione dal dazio nei primi del '900 e diventare nei recenti anni '80 un punto di attenzione del Comune di Milano, il quale riconosceva alle bancarelle di surplus di materiali militari, bric à brac, antiquari e collezionisti il merito di essere una delle attrazioni per turisti e cittadini, che nulla aveva da invidiare ai mercatini delle pulci di Parigi, Londra, Amsterdam e Francoforte che dei loro ne vanno fieri.

Andate ora a visitare lo squallido repertorio di sporcizia e vuoto dove l'Amministrazione Moratti l'ha reclusa, mentre la nuova Amministrazione latita. Chiusa fra le alte mura di un parcheggio tra il Naviglio grande e la ferrovia su una spianata di asfalto malridotto. L'ingresso arrivando dalla parte della Darsena è una discesa a capocollo senza marciapiede dove bisogna stare attenti alle macchine in ingresso al parcheggio, comunque in parte in uso nonostante la Fiera, in barba a qualsiasi normativa sulla sicurezza.

Superata la discesa il benvenuto è da parte di un'accozzaglia di spacciatori che staziona sotto le tettoie dei magazzini, dove scambiano quattrini e droga sotto gli occhi dei Vigili Urbani che hanno le macchine parcheggiate esattamente a 4 metri. Chissà a chi tocca tra le Forze dell'Ordine di occuparsene...

Altro passaggio ameno, prima del mercato, sono i gabinetti pubblici maleodoranti.

Immediatamente dopo c'è il mercato delle biciclette rubate, prima ancora che inizino le bancarelle. Un gruppo di personaggi dubbi (i Vigili Urbani sono a questo punto non più che a 10 mt.) reggono una bicicletta a testa e, con aria ridicolmente circospetta, la mostrano a possibili acquirenti. Poi la bicicletta passa di mano in cambio di quattrini.

Finalmente si entra nel mercatino, resiste ancora qualche bancarella storica inframmezzata di abusivi che occupano gli spazi ormai vuoti con fondi di cantina (scarpe, abiti, stoviglie, etc.) in condizioni igieniche inenarrabili; passando si sente un terribile odore di muffa.

E pensare che si vedono ancora un po' di persone in giro a curiosare e contrattare: giovani in cerca di magliette introvabili altrove, qualcuno al furgoncino della ferramenta o in cerca di vecchi attacchi per lampade d'antan. Il signore dei cinturini per orologi ripara, aggiusta e risolve in 5 minuti, i venditori di argianato etnico che raccontano di tecniche di tintura dei tessuti di Bali o l'intreccio del giunco in Africa.

Ma sono rimasti in pochi e il mercato si svuota sempre più. Si svuota un pezzo della storia di Milano tra fatiscenza, delinquenti e disinteresse. Basterebbe poco, veramente poco per ridare dignità alla Fiera, ricordando tra l'altro che chi gestisce le bancarelle regolari lavora con permessi e autorizzazioni in ordine e il registratore di cassa attivo, come chi scrive.

Ringraziando per l'attenzione, saluto con cordialità.

Simona Ratti

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