Anni 80

copertina rivista

Nel 1989 la rivista Anni '90, realizzata col patrocinio dell'allora Comune di Milano, dedicava ben 14 pagine alla Fiera di Sinigaglia indicandolo come il mercato del sabato più interessante di Milano.

La Fiera di Sinigaglia, sia per la sua antica origine sia per l'originalità  dei suoi banchi, era considerata dall'Amministrazione Comunale una risorsa turistica e culturale per la città  di Milano.

Scorrendo l'articolo e guardandone le immagini si possono riconoscere diversi banchi e i loro rispettivi gestori, che sono ancora presenti nell'odierna Fiera di Sinigaglia.

Per esigenze editoriali abbiamo dovuto cambiere leggremente la grafica originale mentre i testi sono originali. 

a Roma c'è Porta Portese, a Genova via Prè, a Napoli Forcella e a Milano Sinigaglia: mercatini dei robivecchi, pieni di odori, colori e personaggi affascinanti che sciorinano per terra o sulle bancarelle la loro mercanzia: mobili vecchiotti, libri consunti, cornici, porcellane, vetri, argenti, gioiellini e giocattoli dei nonni.

1Oggetti che raccontano la poesia delle cose passate e che sono lì in attesa di chi li vorrà  adottare.

Ogni tanto qualche fortunato trova anche la rarità : la porcellana firmata, il libro esclusivo o un bronzetto di valore sfuggito all'occhio rapace degli antiquari che, di mattina presto, vanno alla ricerca del pezzo interessante.

Un mondo affascinante, questo di Sinigaglia, che a Milano rivive ogni sabato fra via Calatafimi, via Vettabbia e via Santa Croce. Sinigaglia o meglio la Fiera di Sinigaglia, come la chiamano i vecchi milanesi, abita qui.


2Il suo nome lascia perplessi gli studiosi delle tradizioni lombarde: alcuni lo legano alla Sinigaglia comasca altri alla Senigallia marchigiana dove fin dall'epoca bizantina fioriva (collocato fra Fano e Ancona) un grande mercato di mercanzie orientali.

"Sinigaglia" dice Roberto il ferramenta, che ha una grande bancarella con tutto l'occorrente per il fai-da-te -"prende il suo nome da Senigalia che, nell'Ottocento, era l'unico porto franco oltre a San Marino.

fiera di sinigaglia in via calatafimiMe l'ha raccontato mio nonno che prima di me vendeva ferramenta in questo stesso posto."

La Fiera è nata nei primi anni dell'Ottocento: un gruppo di straccivendoli si riuniva sui bastioni di Porta Genova per vendere abiti usati e fuori moda.

Più tardi è stata spostata a Porta Lodovica e poi qui, in via Calatafimi e sulle strade adiacenti».

Roberto è uno dei "vecchi" di Sinigaglia e non per l'età, non ha più di quarant'anni, ma perchè ci veniva insieme al nonno quando ancora era all'asilo: «Ogni sabato il nonno ci portava qui e io ero affascinato dalle viti, dalle catene, dalle serrature, dai chiodi dai suoi amici che non mi facevano mai mancare caramelle e bon bon».

Anche allora c'era la bancarella dello zucchero filato, del torrone e delle caramelle che fa bella mostra di sè per la gioia di golosi grandi e piccini.

Carica di odori e di sapori fa subito fiera e dà una dimensione gioiosa e paesana a tutto l'insieme.

Un altro "vecchio" della fiera è Anselmo Efrati che staziona all'inizio di via Vettabbia. «Prima di me qui ci stavano mio padre e mio nonno tutti e due specializzati come me in divise militari e residuati bellici.

BambolaambulanteTratto anche radio militari, pannelli di aerei, vecchi elmetti tedeschi della seconda guerra mondiale, casse di bombe, vuote naturalmente, e parti di jeep e di carri armati».

Appassionato di divise dei paracadutisti americani della seconda guerra mondiale, «ma solo di quelle del 6 giugno 1944, data dello sbarco in Normandia », precisa, va spesso a convegni internazionali militari per fare scambi o acquistare pezzi nuovi per la sua collezione personale.

I suoi clienti non sono solo collezionisti che cercano con bramosia le camicie usate dagli istruttori sud vietnamiti nella guerra del Vietnam, (con fregi e brevetti hanno quotazioni dalle cento mila lire in su), ma anche signori distinti che, prima di fare un viaggio in Africa, vogliono, forse memori del film "La mia Africa", equipaggiarsi con le sahariane, piene di tasche, che qui non mancano.

macchie fotografiche anticheE' da una vita che siamo qui “ racconta Efrati - all'epoca di mio nonno c'era la guerra e la roba di pura lana non esisteva.

Appena è finita, mio nonno ha comprato tante coperte di lana dagli americani e con quelle i sarti confezionavano i cappotti.

Con i paracadute di seta invece si facevano le camicie da donna».

E come si procura divise e residuati bellici?

«La maggior parte della merce è importata, di italiano abbiamo solo delle vecchie divise da paracadutista e tute mimetiche con stivaletti anfibi e scarpe da lancio».

 Vicino a lui, sull'altro lato della via, c'è Nando Pivari che lavora insieme al socio appena acquisito: Ennio Orsi.

cappelliIl loro banchetto affascina tutti gli appassionati di foto: ci sono molte macchine fotografiche moderne mescolate con quelle antiche.

«In tutta la mia vita è dice Nando Pivari - ho sempre avuto la passione per l'ottica e l'elettronica e quando si ha una passione così forte non si scherza.

A volte ho venduto dei pezzi molto belli, rimettendoci, mà non ho saputo resistere all'entusiasmo di un altro patito come me».
Appassionato di vecchie macchine fotografiche ne avrà collezionato qualcuna, viene spontaneo chiedersi, ma Pivari taglia corto: «No, non ho mai tenuto niente per me. C'è sempre il cliente che lo vuole e il mio mestiere è di vendere non di collezionare».

Ennio Orsi, il suo socio, è invece più portato al collezionismo e infatti ha la passione dei libri antichi e delle stampe.

abiti militariE cosa fa negli altri giorni della settimana?

L'investigatore privato. «Un lavoro - spiega - che mi appassiona e mi impegna moltissimo». Fra un inseguimento e l'altro, «non sono Perry Mason», precisa, Orsi trova il tempo per scovare libri antichi e stampe che vende ad altri appassionati come lui.

A Sinigaglia vuole portare qualcuna delle sue stampe antiche e qualche libro.

«Li metterò vicino alle macchine fotografiche - spiega - e vedrò come va. Se interessano ne porterò altre e così farò anche con i libri».

 Dai libri antichi a quelli moderni o vecchi, trovati negli sgomberi delle case è il mestiere di Bruno Preti che vende, sotto un grande ombrellone bianco, cataste di libri ammonticchiati uno sull'altro. «Letterati, compratori, amatori», urla con voce stentorea da banditore.

E, dopo aver contrattato con un signore(«Guardi che quell'opera lì vale molto di più»), continua: «Letterati, la cultura è la base dell'uomo, chi non compra libri, vegeta».

artigianato in cuoioPersonaggio divertente, fa da più di vent'anni questo mestiere e, da lui, ci sono sempre signori distinti, studenti e professori che cercano un'edizione particolare della letteratura italiana o libri di medicina che, dice Preti, «vanno via come il pane».

A poca distanza da lui c'è il famoso robivecchi Giuseppe Sgalbazzi.

«Sono nato qui - dice - accompagnavo il papà e ho cominciato aiutandolo, poi non ho più smesso».

Vende ferri battuti e molti sono splendidi, ma, dice "con rammarico", indicando un vecchio lampadario liberty, che è un vero capolavoro, con sculture e rifiniture smaltate:

«è splendido, ma purtroppo è qui all'aperto; se fosse in un negozio di via Montenapoleone, chissà quanta gente starebbe col naso all'aria ad ammirarlo».

Parlando si appoggia a una poltroncina di ferro bellissima. «è la copia di una poltroncina del '600 - spiega - la cosiddetta Faldistori, pensi che ne ho spedite moltissime in Arabia Saudita.

La prima Faldistori, quella originale, me l'ha procurata il famoso esploratore Guido Monzino che l'aveva trovata in Scozia.

 L'ho restaurata e poi gliene ho fatte altre sei uguali per la campagna, sono piaciute moltissimo e oggi sono uno dei nostri articoli più richiesti».

Affezionato a Sinigaglia, Sgalbazzi si lamenta perchè tra le bancarelle delle cose vecchie che hanno da sempre caratterizzato questo mercato, ci sono anche quelle dei venditori abusivi che le sommergono.

7cliente della fiera di sinigaglia

«Anche loro devono vivere - dice Sgalbazzi - ma dovrebbero avere un posto tutto per loro. I jeans, le camicette, i casalinghi e le altre cose, con noi hanno poco a che fare», sottolinea.

Gli fa eco la "zia Margherita", una donna piena di verve che in realtà si chiama Dolores.

«Tutto è nato per gioco anni fa - racconta - C'era un mio pretendente, (allora ero proprio bellina), che mi tampinava continuamente e io per non farmi trovare gli ho detto che mi chiamavo Margherita.

Da allora, prima per scherzo e poi per abitudine tutti hanno cominciato a chiamarmi così».

venditore di accendini

La zia Margherita dice che non è giusto che ci siano tanti venditori estemporanei mescolati con i robivecchi. «Devono darci uno spazio o una via tutta per noi.

Solo così Sinigaglia riavrà il look che ha sempre avuto negli anni passati e che oggi rischia di appannarsi».

A settant'anni, Margherita vuole smettere di lavorare, è specializzata in pizzi e vestiti antichi ma confessa che non sa se ce la farà: «La malattia degli stracci entra nel sangue e quando uno l'ha presa non si guarisce più».

Un morbo che ha contagiato anche Michele Alaimo, un quarantenne che fino a un anno fa faceva l'ingegnere in giro per il mondo.

Quando è ritornato a Milano ha provato a lavorare in un ufficio ma, dice, «non ce l'ho proprio fatta; allora ho cominciato per gioco a dare una mano qui a Sinigaglia, poi ci ho preso gusto ed eccomi qua.»

15banco

Tratta piccoli mobili, suppellettili e cose più interessanti ma solo «se c'è l'amatore, sennò le tengo dentro al mio furgone: è inutile tirarle fuori se non c'èuno scopo».

Appassionato collezionista, in realtà ad alcuni pezzi è tanto affezionato che non li vuole vendere e infatti nel suo furgone bianco ha una bella brocca dei primi anni del Novecento e un delizioso piattino di porcellana che terrà per se. «La gente non li capisce, dice, e zia Margherita che è poco lontana annuisce.

cliente con cornice«Certo, i ragazzi d'oggi, salvo rare eccezioni, non sentono più come una volta il fascino del passato. Dopo di noi chissà chi raccoglierà le cose belle del tempo che fu».

Qualcuno lo farà senz'altro, sono in molti a pensarlo e fra questi Franco Urzi, un raffinato signore che colleziona e vende bicchieri, vetri liberty, porcellane e pezzi di lampadari antichi.

«Ho iniziato a quindici anni e adesso ne ho quaranta - spiega - ho fatto per anni il restauratore poi mi sono messo per conto mio e oggi, ogni volta che vengo a Sinigaglia porto con me anche mia moglie e i miei figli .

E' bellissimo lavorare tutti insieme, dà un senso di grande allegria anche se, qualche volta, d'inverno le giornate sono livide e, d'estate, fa caldo».

Franco Urzi non contratta molto, dice con tono sommesso il prezzo di un oggetto e poi si ritira lasciando libero il cliente di osservare con cura il pezzo e decidere se acquistarlo o no.

rigattieraLa contrattazione, suadente o sferzante, è uno dei motivi di fascino di Sinigaglia. Lasciare o rilanciare, vedere fino a che punto si può arrivare o quando cedere, è sempre stimolante e molti frequentano la Fiera anche per provare questa emozione oltre che con l'illusione di fare un affare.

Camminando fra le bancarelle dei nuovi arrivati si possono incontrare hippy che preparano gioiellini di rame; bancarelle con magliette italiani di cantanti e altre con orecchini di tutti i tipi.

Se poi si cerca con calma fra la merce dei robivecchi si possono trovare anche vecchi orologi d'argento da taschino, spille dell'Ottocento, anelli antichi e orecchini.

Di robivecchi che trattano questa merce però non ce ne sono tanti, solo due o tre e, spesso, non hanno un grande assortimento.

In fondo, quasi alla fine della via Santa Croce, c'è una bancarella con delle cineserie, un'altra con delle scarpe e altre con i jeans. 

giovani venditoriDi pomeriggio a Sinigaglia ci sono anche molti punk che fanno arricciare il naso ai "vecchi", ma danno un tocco di colore anni Ottanta a questa fiera che riporta in auge gli oggetti ottocenteschi.

Ragazzi che fanno sospirare i clienti che li guardano con sospetto «Non fanno niente», dice uno. «Certo, risponde un venditore, basta stare attenti alle borse ».

Naturalmente come in ogni mercatino di robivecchi che si rispetti, dal "Marchè aux pouces" di Parigi, al "Porto bello" di Londra, è bene non girare con gioielli o soldi ed è più che consigliabile, tenere sempre d'occhio la borsetta, meglio a tracolla come una bandoliera.

Ultimo ma non l'ultimo, in cima a via Vettabbia c'è Giorgio il rigattiere, che, come dice il suo biglietto, "compra e vende mobili, soprammobili e oggetti vari usati e antichi".

macchina d'epocaAnche lui è un figlio d'arte. «Qui venivo con i miei genitori - dice e aggiunge con un sorriso - da Giorgio il tempo ha un altro gusto».

Una definizione che si può attribuire tutt'intera alla Fiera di Sinigaglia che è un po' uno stato d'animo, perchè non ci si viene soltanto a comprare o vendere ma anche per ritrovare un po' di sogni e di ricordi di una Milano che non vuole scomparire.

Anche se, in agguato, nel negozio all'angolo, i computer vegliano.

Forse aspettano che i "vecchi" della Fiera pittoresca di Milano, si stanchino. Non hanno capito che a Sinigaglia il tempo "ha un altro gusto".

 

 

 

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